La solitudine e il Covid: Quando le emozioni negative prendono il sopravvento e fanno ammalare psicologicamente

Sembra che questo Covid-19 abbia attraversato le nostre vite, in modo intenso e distruttivo, anche durante una festività che ha un grande valore simbolico per tutti noi: il Natale. Ma anche il passaggio dal 2020 al nuovo anno è stato un vero e proprio ‘salto’ emotivo che molti attendevano con grande ansia, come se il cambiamento di quel tremendo anno bisestile portasse con sé finalmente la soluzione da ogni patimento. Per meglio approfondire questa delicata questione, abbiamo chiesto il perdere ad un noto psicologo, il dott. Domenico Giuseppe Bozza.  

E’ opportuno comprendere – dichiara – che questo cambiamento nella vita di ciascuno di noi non potrà avvenire con una semplice sostituzione di calendario, tanto per utilizzare una metafora, perché non si possono cambiare in breve tempo tutte quelle sofferenze con qualcosa di più sereno, gioviale, sano. Per esempio, uno degli elementi che molti hanno potuto sperimentare in questi mesi è il grande senso di solitudine, di privazione di libertà, di condivisione di affetti, di inibizione di gesti, cui siamo stati abituati trasversalmente a tutte le età”.

Gli elementi che vanno, infatti, indicati come innesco di disagio psichico sono stati, sono e saranno:

1) Impossibilità di conoscere date/indicazioni certe di conclusione emergenza ed esigenza cautelativa.
2) Comunicazioni frammentarie e contrastanti ricevute a livello mediatico.
3) Gestione spazi fisici conflittuale.
4) Inibizione libertà agli spostamenti.
5) Necessità di contemplare esigenze lavorative ed esigenze di accudimento figli.
6) Paura della perdita del lavoro.
7) Fragilità pregresse ed ansia di tratto della persona.

Questi elementi – continua l’esperto – già presi ognuno singolarmente, possono essere l’innesco di comportamenti psicopatologici che vanno dal disturbo post traumatico da stress, alla depressione, dalla fobia sociale egli attacchi di panico. Un virus come questo non ha interesse a comprendere se ad essere coinvolto è un individuo che vive da solo o in compagnia perché si manifesta già con un’assenza o l’impossibilità di condividere spazi di relazione costruttivi. La solitudine distrugge prima qualcosa che è dentro la nostra psiche, determinando quel vuoto davanti al quale non si conosce soluzione immediata, specie quando a vivere questa dimensione di precarietà troviamo una persona sensibile, fragile o con scarsi strumenti per contrastare il declino già iniziato. E allora dovremmo attivarci in un costante ascolto di chi ci è accanto, interpretando anche segnali che alle volte sottovalutiamo, come taluni silenzi, una modifica della motivazione al lavoro, al vissuto di intimità tra partner, o anche alla stessa organizzazione della propria vita che diviene povera di stimoli e di ambizioni”.