La camicia di forza di NEO GARFAN nel video di AL DI LA’ DEL LIMITE

In un periodo storico in cui il bene comune ci vincola a restrizioni che limitano le libertà soggettive, il canto di Neo Garfan Al di là del limite è un grido d’allarme rivolto alla sfera più intima dell’essere umano. Ai limiti oggi ci siamo abituati oltre modo, imparando termini come lockdown, zona rossa, distanziamento sociale. Il Covid 19 ha accentuato questa necessità umana di delimitare gli spazi, confinarci per sopravvivere, mettendo però in discussione la nostra naturale esigenza di socializzare. 

Perché tra ingressi contingentati, coprifuoco e limiti agli spostamenti, non possiamo dimenticare di essere umani. E che abbiamo bisogno di amare

Al di là del limite, il singolo.

La glaciale spietatezza dei numeri. Il primo singolo che anticipa Suoni dalla luna, il nuovo album di Neo Garfan previsto nel 2021, parte da una considerazione sul tempo e le sue cifre inesorabili. 

Nell’introduzione di Al di là del limite c’è l’incalzante incedere di un arpeggio di pianoforte a scandire il ticchettio delle lancette, c’è una pulsazione di batteria elettronica che simboleggia l’affanno del battito cardiaco: due ritmi che si sovrappongono. La poliritmia si complica perché il battito cardiaco è duplice, dualismo amoroso di due cuori divisi.  

Divisi da un limite simbolico (una porta come suggerisce il video), un D.P.C.M. (come ci avvisano i telegiornali), una barriera virtuale che si insinua in un rapporto. 

Il limite può essere quello della sopportazione in un rapporto logoro, quello della passione esaurita come una spugna prosciugata di ogni sua goccia, o ancora l’eco di parole mai dette. Come sempre, la canzone è uno specchio: riflette. 

Il Videoclip

Lui, lei e una porta in mezzo. Potrebbe essere un titolo alla Lina Wertmüller se fosse un film il videoclip di Al di là del limite. I personaggi sono subito presentati sul palcoscenico: lui è Neo Garfan, lei è il soggetto di riferimento della canzone, e la porta non ha bisogno di presentazioni. 

La camicia di forza così anacronistica eppure così attuale, nella sua iconografia, dipinge l’incapacità maschile di maneggiare le proprie emozioni, di manifestarle, costringendo l’uomo ad abbracciare se stesso in una sorta di implosione emotiva. Questa omertà nei confronti dell’amore, della comprensione, del dolore… si trasforma in una fuga in avanti, che sovente trova tristemente la sua valvola di sfogo nella rabbia.

La camicia di forza è un simbolo assoluto del limite, della costrizione, argomento attuale causa Covid, ma sempre presente di fatto in ogni rapporto amoroso sin dall’alba dei tempi.   

In contrapposizione alla figura maschile, quella femminile danza nello spazio, manifesta senza paura il suo rapporto con il presente, tentando di appropriarsi di ogni momento, si dà senza riserve attraverso i suoi passi, quasi a bilanciare l’inerzia gretta dell’uomo che la obbliga a superare se stessa.

La protagonista del video si isola creando una barriera di polvere colorata sul pavimento. Una barriera fragile come l’insicurezza, che viene spazzata via dal vento della danza.

Al di là del limite scatta una foto della relazione tra un uomo e una donna sempre attuale, eppure rinvigorito dal dramma surreale del nostro presente. Il limite come confine, come ultima frontiera, una terra di mezzo dove tutto è possibile… Amore, rabbia, la fine, oppure un nuovo inizio.