Intervista a cristiano turrini

“Kuala Lumpur” di Cristiano Turrini è il brano vincitore del contest Deejay On Stage 2020. Ne abbiamo parlato con il giovane artista.

Come è stato partecipare a Deejay On Stage? Come hai percepito le limitazioni dovute al Coronavirus? 
Bellissimo! Il Deejay On Stage è un grande evento che mi ha dato l’occasione di competere e confrontarmi con altri bravissimi artisti dai più svariati background e generi, spronandomi a mettere in gioco il meglio di me. Mi sono sentito nella “palestra dei grandi”: è stato per me un onore e un orgoglio anticipare su quel palco artisti del calibro di Mahmood e Gabbani. Per quanto riguarda le limitazioni, dovute all’emergenza sanitaria che sta vivendo il nostro Paese, devo dire che non hanno inciso troppo. Il calore del pubblico per fortuna si è percepito lo stesso soprattutto durante le esibizioni ma certamente mi è dispiaciuto, una volta sceso dal palco, non poter dare lo stesso calore anche solo tramite un abbraccio ai tanti sostenitori che me lo chiedevano.. questo si, è stato limitante ma si spera di recuperare molto presto!

Come è nata “Kuala Lumpur”? Per scriverla ti sei ispirato ad una situazione immaginaria o il brano ricalca una tua esperienza personale?
Non parla di una mia esperienza personale! “Kuala Lumpur” nasce in un momento importante del mio percorso, in cui ero alla ricerca di un’identità artistica sempre più definita e in equilibrio tra il mercato discografico e la mia vocalità. Come di consueto ero in studio con il mio amico e produttore Marco Canigiula e, guardando un video su YouTube, ci siamo lasciati catturare dai generosi scenari della Malesya. Nasce così l’idea di voler ambientare “la fine di una storia d’amore” nella meravigliosa cornice della capitale malese. Hanno preso parte alla produzione importanti musicisti: Jacopo Carlini (piano), Davide Gobello (chitarre), Matteo Carlini (basso) e Skywalker. Ognuno di loro ha reso tutto questo possibile.

Pensi che il tuo stile musicale sia cambiato nel corso degli anni? Se sì, in che modo? 
Certo che è cambiato, la musica si evolve e anche noi artisti dobbiamo evolverci con lei. Ho sempre dato importanza alla mia vocalità dati gli studi che ho fatto e le conoscenze tecniche acquisite. Se prima però basavo tutto sulla tecnica vocale, oggi il mio approccio parte dai testi a da quello che voglio comunicare a chi mi ascolta. Ho cercato di confluire il genere soul/r&b, che mi rappresenta con arrangiamenti pop per arrivare ad un testo più quotidiano quasi indie e che riesca a parlare a tutti.

  Quali sono gli artisti che solitamente ascolti e da cui prendi ispirazione? Con quali di questi ti piacerebbe collaborare?
Il mio modello principale tecnico e di espressione è Stevie Wonder. Per quanto riguarda il panorama italiano mi hanno sempre affascinato i Negramaro sia per quanto riguarda gli arrangiamenti che per la scrittura dei loro testi. Mi piacciono anche Marco Mengoni e Mahmood e per quanto riguarda le proposte più nuove mi piace molto Gaia che ho avuto anche la possibilità di conosce durante i casting di “Amici”.  Potessi collaborerei con ognuno di loro.

Qual è la persona che ti è stata più vicina nel tuo percorso musicale? 
Senza ombra di dubbio i miei genitori. Non è facile avere un figlio che vuole provare a vivere di musica ma loro mi hanno sempre supportato, spronato e continuano a farlo ancora oggi. Altra persona che devo ringraziare perché ha sempre creduto in me è il mio produttore e amico Marco Canigiula con il quale collaboro da anni.