Antonio Maggio, Il Maleducato è il manifesto della mia generazione – Intervista

A due anni di distanza da “Amore Pop”, Antonio Maggio è tornato sulla scena musicale con un nuovo singolo. Si intitola “Il Maleducato” e vuole essere un brano-manifesto per tutti quelli della sua generazione., una generazione che, come afferma lo stesso artista, troppo spesso deve fare i conti con sé stessa. scritto e composto dallo stesso Maggio e prodotto artisticamente da Alessandro Canini presso il “Martina’s Studio” di Anzio, “Il Maleducato” fa leva sulle sue sonorità travolgenti per incitare, stimolare, incoraggiare i trentenni di oggi a riscrivere il proprio futuro.

Antonio, parlaci del tuo ultimo singolo.
E’ una provocazione. Racconto di una festa, che è metafora del futuro, alla quale quelli della mia generazione non sono stati invitati. Siamo una generazione che troppo spesso deve fare leva esclusivamente sulle proprie forze e sulla propria buona volontà per ritagliarsi il proprio spazio perché quelli della generazione precedente non ci hanno lasciato l’invito a partecipare al futuro. Allora dico ai miei coetanei di essere maleducati, di imbucarsi alla festa e prenderselo da soli l’invito mancato.

Perché ci hanno rubato il futuro?
E’ palese, le difficoltà dei trentenni di oggi sono sotto gli occhi di tutti. Le speranze che avevamo, sono diventate illusioni. Le generazioni passate non ci hanno lasciato il nostro futuro.

In che modo possiamo essere ‘maleducati’?
Rimboccandoci le maniche e creando da soli il nostro futuro.

Qual è il sound che caratterizza il tuo stile musicale?
Credo il cantautorato italiano nel senso più puro del termine. Mi ispiro ai cantautori storici che mi hanno formato, anche inconsciamente: Dalla, Rino Gaetano, Battisti, De Gregori…

Ci racconti i tuoi esordi musicali?
Vengo da tanti anni di gavetta, faccio musica sin da quando avevo 14 anni. Poi ho fatto esperienze che mi hanno fatto crescere. L’esordio vero e proprio è a Sanremo 2013, tra i giovani, dove ho conquistato il primo posto. E’ stata una settimana fuori dal mondo, davvero bella ed entusiasmante.

Vorresti ripeterla?
Indubbiamente è stata una bella esperienza che mi piacerebbe rivivere, ma chi fa il mio lavoro lo fa per scrivere canzoni e fare dischi, non per andare a Sanremo.

E tu hai già in programma un disco?
Uscirà un disco, ma prima usciranno altri singoli in solitario perché voglio dare a ogni canzone l’importanza che merita.

Sarai in tournee questa estate?
Seguirò la promozione de ‘Il maleducato’ anche sottoforma di live.

Cosa pensi della discografia attuale?
E’ un settore che si adatta ai tempi. Oggi è camaleontica: nel giro di poco tempo è passata dall’analogico al digitale e dal digitale allo streaming. E’ in continua evoluzione.

Lo streaming influisce negativamente sul lavoro di un’artista?
Se un disco costa 15 euro e un abbonamento a tutta la musica del mondo soltanto 9,90 vien da sé che lo streaming influisce eccome. Le mancate entrate delle vendite bisogna attingerle da altre parti.

Con ti piacerebbe duettare?
Le collaborazioni di solito sono poco pensate e più occasionali. Raramente io le costruisco premeditatamente. Ci sono colleghi che stimo tanto e di cui sono anche fan, qualcuno con cui mi piacerebbe collaborare c’è. Mi riferisco ai grandi artisti rimasti del cantautorato italiano: Niccolò Fabi, Bersani, Daniele.

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