Una cena benefica da Carlo Cracco per la ricerca sui tumori urologici

Si terrà la sera di mercoledì 3 aprile a Milano, al ristorante di Carlo Cracco (in Galleria Vittorio Emanuele), una serata di beneficenza speciale ed esclusiva a favore di URI – Urological Research Institute dell’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano – a sostegno della ricerca scientifica sul tumore della prostata. Una cena di gala, con la partecipazione di Harry’s Bar Londra, con la possibilità di vedersi assegnare le eccezionali sei bottiglie grande formato (3, 5, 6, 9, 12, 15 litri) realizzate per l’occasione e pezzi unici di Toscana IGT Soldera Case Basse vendemmia 2010. «Un ringraziamento speciale alla memoria di Gianfranco Soldera, recentemente scomparso, che ha donato uno dei sei lotti di bottiglie prodotti nell’annata 2010, mai commercializzata a seguito dell’atto vandalico che costò all’azienda la perdita di migliaia di litri di vino destinato a diventare Brunello. L’intero ricavato della serata sarà devoluto a sostenere la ricerca scientifica sul tumore della prostata dell’Ospedale San Raffaele di Milano”, afferma il professor Francesco Montorsi, primario dell’Unità di Urologia del San Raffaele, che conclude: «Tutto questo non sarebbe possibile senza l’amicizia di Carlo Cracco e il sostegno di Pandolfini che durante la cena presenterà questi vini attraverso il web in tutto il mondo».

Tra le migliaia di pazienti di Francesco Montorsi Indro Montanelli, Silvio Berlusconi ed Edoardo Raspelli che ha anche un ricordo particolare legato alla famiglia Montorsi: “Più che una famiglia, una dinastia: Francesco Montorsi è il mio urologo, il fratello Piero Montorsi è il mio cardiologo ma dorsi27f3_1977925f1__ori_crop_MASTER__0x0-593x443non posso dimenticare il loro papà, il professor Walter Montorsi il cui lavoro, la cui professionalità, ho seguito per tutti gli Anni di Piombo di Milano, i terribili Anni Settanta in cui quasi ogni giorno, da giovane cronista di nera per il Corriere d’Informazione, l’edizione del pomeriggio del Corriere della Sera, lo frequentavo per chiedergli notizie sull’ultimo ferito (o ucciso): ogni giorno, tra studenti di destra e di sinistra, poliziotti carabinieri giornalisti e magistrati, Walter Montorsi era in prima linea, al Policlinico di Milano, per salvare la vita all’ennesima persona colpita dell’odio politico e dal terrorismo di quegli anni. E, pur con tutta la riservatezza possibile, Walter Montorsi era disponibile a parlare con rispetto verso noi cronisti, non iene sanguinarie”.

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