IMG_1518Sempre più spesso si sente parlare di personal coach, life coach, executive coach… Ma che cos’è il coaching? E come lo si diventa? Ne abbiamo parlato con Chiara Cecutti, una delle miglior nel settore, che ci svela in cosa consiste il suo lavoro e qual è il percorso migliore da seguire per specializzarsi.

Chiara, come e in che modo sei diventata coach?
Il mio percorso nasce dal desiderio di comprendere i meccanismi che differenziano la produzione di comportamenti vincenti rispetto a quelli inefficaci, oltre che dalla spinta verso una sempre maggior conoscenza di me stessa – e degli esseri umani in genere –  e dalla passione per la comunicazione. A partire da queste motivazioni ho scelto, e portato a termine, diversi percorsi formativi fino ad approdare alla disciplina specifica.

Cosa significa essere “coach” al giorno d’oggi?
Nell’ambito della tipologia di coaching di cui mi occupo, significa avere la possibilità di supportare le persone nel raggiungere più velocemente i propri obiettivi personali e professionali anche attraverso la valorizzazione del proprio potenziale e lo sviluppo di comportamenti più efficaci ed efficienti.

È un termine dire un po’ “abusato” oggigiorno, perciò la domanda era quale significato specifico ha questo nome?
In effetti il termine “coach” riferisce a varie professionalità quali per esempio l’allenatore sportivo ma anche la figura dell’insegnante, istruttore, maestro o tutor esperti nel ramo in cui allenano. Invece il Life e l’Executive Coach anziché occuparsi di insegnare una tecnica specifica, sportiva o artistica, si dedicano ad agevolare e supportare le persone a sviluppare quelle strategie di pensiero che permetteranno loro di ottenere ciò che desiderano.

Per te è stata una bella soddisfazione aver raggiunto questa posizione lavorativa?
Certamente. La mia professionalità è il frutto della dedizione riservata negli anni allo studio di discipline diverse che ho integrate tra loro e di tanti percorsi erogati. In ambito aziendale questo mi permette di interfacciarmi prevalentemente con manager di alto profilo ma tengo a dire che  è sempre fonte di grande soddisfazione poter facilitare un processo evolutivo sia personale che lavorativo a qualsiasi livello. Per me esistono solo persone di serie “A” qualsiasi sia la loro estrazione o  posizione.

IMG_1445_new-2Trovi che il concetto del “saper vendere”, ovvero che è un qualcosa che è già insito in noi e pertanto o lo si ha o non lo si ha, sia un concetto veritiero?
Quando desideriamo piacere agli altri e ottenerne l’approvazione, o quando cerchiamo di convincere amici o familiari a scegliere un determinato film, ristorante, viaggio ecc. in base alle nostre preferenze, attiviamo modalità tipiche della vendita. Il saper vendere è quindi a mio avviso insito in ognuno di noi. Ad alcuni riesce meglio e più facilmente, ad altri meno, ma tutti ce l’abbiamo in potenziale e possiamo quindi svilupparlo se lo desideriamo.

Quindi è importante “saper vendere” per saper fare al meglio questo lavoro, o è un concetto scevro da questa professione?
Il Life e l’Executive Coach, per etica e per definizione, non guidano né tantomeno dirigono, bensì agevolano i fruitori dei percorsi nel trovare le proprie risorse e le proprie risposte. Quindi il concetto di vendita non dovrebbe proprio essere presente nel modus operandi dei coach che però possono supportare lo sviluppo di competenze legate alla vendita (qualsiasi cosa questo significhi). Se parliamo di capacità motivazionali, come per esempio sono richieste ai manager, il concetto di vendita è invece centrale.

Quanta formazione è necessaria per poter svolgere questa professione?
Una professionalità di livello richiede molta formazione teorica e pratica. E tantissima esperienza. Purtroppo molte persone si improvvisano producendo danni d’immagine significativi al settore del Life e dell’Executive Coaching.

Qual è la facoltà specifica da studiare e di conseguenza il titolo da conseguire per poi poter fare il/la coach?
Non c’è una specifica facoltà universitaria. Vi sono tuttavia diverse scuole, più o meno serie e strutturate, che propongono percorsi di durata variabile. Suggerisco di scegliere sempre quelli più lunghi e completi. Ma naturalmente dipende anche da quali altri studi e competenze sono stati maturati in precedenza.

Quali sono gli elementi fondamentali che, secondo te, un o una potenziale coach deve possedere?IMG_1513
Certamente un grande interesse per l’essere umano. Nello specifico: grandi capacità di ascolto, di empatia e di astensione dal giudizio. Grande capacità di accogliere l’altro quindi ma anche una certa fermezza nel mantenere il punto, la direzione.

Cosa consigli in maniera molto, diciamo “estrema” a coloro che un domani vorranno fare questo lavoro?
Di puntare all’acquisizione di reali competenze. Di diffidare dei percorsi che promettono l’acquisizione di una professionalità in “tre giorni”. Di sviluppare un’etica profonda sapendo che con una preparazione carente possiamo danneggiare i fruitori.

Quali sono i primi scogli e/o imprevisti nei quali, specie per chi è alle prime armi, si incorre facilmente col rischio di farsi male?
Sentirsi invincibili e onnipotenti grazie agli strumenti acquisiti può portare a fare i “saputelli”. Questo, oltre che a non essere in linea con il codice etico, certamente non paga ed espone a grandi rischi.

E il modo migliore per rialzarsi e continuare più forti?
A nessuno piace scivolare, tuttavia ogni occasione è utile per mettersi in discussione, aggiustare modi e direzioni, ripartire più attrezzati rispetto a prima. Di fondamentale importanza considerare l’esperienza in quanto tale e non necessariamente come un fallimento quando non produce i risultati sperati. L’umiltà, da non confondere con la bassa autostima, aiuta in questo senso.

 

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