_MG_0511Beppe Convertini è molto più dell’affascinante attore e conduttore che siamo abituati a vedere in tv o sui palcoscenici d’Italia. Beppe Convertini è, infatti, uno dei più altruisti uomini dello spettacolo e, proprio per questo, ha deciso di prestare il suo volto a Terre de Hommes, l’associazione con cui è partito alla volta di Zarqa per visitate un campo profughi siriano. Di questo e tanto altro ci ha parlato in questa intervista.

Da molti anni lavori nello showbiz: pregi e difetti di questo mondo? E’ un mondo affascinante perché ti permette di esprimere la tua arte, ma allo stesso tempo tutto è molto più complicato di quello che appare. Per raggiungere i tuoi obiettivi devi impegnarti a dismisura e non sempre ci si riesce: ci sono troppe variabili in gioco e spesso queste variabili sono impreviste e last minute. Non bastano talento, preparazione, professionalità ed esperienza. La verità è che ci vuole anche una gran dose di fortuna, come in tutte le altre cose del resto…

25 anni fa sei stato eletto ‘Il più bello d’Italia’. Quanto la bellezza ti ha aiutato a lavorare nell’ambiente e quanto, invece, ti ha ostacolato? Sicuramente può essere un elemento positivo a primo impatto ma se non supportata dal talento, dallo studio e dall’impegno, rimane fine a se stessa…

Molti ti ricorderanno nella soap “Vivere”. Che ricordo hai di quella produzione? E’ stata un’esperienza straordinaria, mi trovavo bene sia con la produzione e con la regia, che con i colleghi e tutti gli altri reparti. “Vivere” è stata la palestra ideale per imparare il mestiere dell’attore, dovendo lavorare tutti i giorni a ritmo serrato. Questa soap ha avuto 21un grande successo di pubblico con svariati milioni di telespettatori, quindi è stata anche una grande soddisfazione personale e professionale.

Su quel set hai conosciuto Sara Ricci, con cui hai avuto una storia. Lei di recente ha parlato molto bene di te. Se dovessi incontrarla oggi cosa le diresti? Siamo amici, lei è una donna straordinaria, oltre ad essere una bravissima attrice.

Sei attore e conduttore, ma quale delle due cose pensi che ti riesca meglio? Provo a dare il meglio di me in tutto quello che faccio, dalla tv alla radio, dal cinema al teatro. Prediligo il contatto diretto con il pubblico, quindi calcare un palcoscenico teatrale o presentare uno show live mi dà grandi emozioni, una vera e propria adrenalina.

Attualmente hai dei progetti in cantiere? Sono in uscita due film: ‘Un figlio a tutti i costi’ con e di Fabio Gravina e con Roberta Garzia, Maurizio Mattioli, Ivano Marescotti e la colonna sonora di Gigi D’Alessio; e ‘Le grida del silenzio’ di A. Sasha Carlesi con Alice Bellagamba e Manuela Zero. A teatro, nel prossimo inverno, mi vedrete nella commedia ‘Ricette d’amore’ con Maria Pia Timo, Cinzia Berni, Roberta Garzia e Francesca Bellucci, per la regia di Diego Ruiz.

Qual è un sogno professionale che speri di realizzare? Mi piacerebbe condurre nuovamente un talk show in tv dove raccontare e confrontarsi con storie di vita quotidiana.

_MG_0085Se guardi al tuo curriculum, c’è un lavoro al quale, col senno di poi, avresti dovuto dire no? Fondamentalmente se ho scelto di fare alcune cose in quel momento storico della mia vita sentivo che fosse la cosa giusta, anche se non sempre si può scegliere. Io ho perso mio padre quando avevo 17 anni e ho dovuto studiare e lavorare allo stesso tempo, mi sono occupato di mia madre e delle mie due sorelle e poi dei miei nipoti, sostenendo moralmente ed economicamente la mia famiglia. Ho cercato di essere per loro un punto di riferimento quindi, come si suol dire, “di necessità virtù”…

Chi è Beppe Convertini quando vive lontano dai riflettori? Quali sono le tue passioni, le tue manie, le cose che proprio non sopporti? Adoro il cinema e il teatro, mi piace andare a cavallo e, durante il periodo estivo, un tuffo al mare e una partita di beach volley sono i miei must… Amo viaggiare, visitando le bellezze artistiche e architettoniche, immergendomi negli usi e nelle tradizioni  di posti nuovi, sopratutto in Italia che è la terra più bella al mondo. Non sopporto la violenza, la maleducazione e il razzismo.

Sei appena tornato da una missione umanitaria in Giordania. Ci racconti la tua esperienza? E’ stata un’esperienza molto forte  che non dimenticherò mai. Porterò sempre nel mio cuore il percorso da Amman a Zarqa, che mi ha portato in questa “no man’s land” (terra di nessuno) al confine con la Giordania. Qui sono stato nel centro rifugiati allestito da Terre Des Hommes dove arrivano migliaia di bambini, molti di loro19985723_115183405776693_3118585533266132992_n orfani di entrambi i genitori, martiri di una condizione senza senso quale è la guerra. I ragazzi mi mostravano le foto dei loro genitori morti sotto le macerie di una casa distrutta dalle bombe, alcuni erano stati costretti a indossare la divisa ed impugnare un mitra, c’era chi mi raccontava di aver visto il proprio fratello morire in combattimento. Gli adolescenti che ho conosciuto sembravano molto più grandi dell’età che avevano perché la guerra li ha fatti crescere più in fretta e nei loro occhi potevo vedere l’orrore di tutta la tragedia siriana. Nel dramma sono stato rapito dalla gioia e dalla tenerezza dei più piccoli che mi hanno regalato con i loro sorrisi dei momenti indimenticabili, più di quello che io ho potuto fare per loro.

Come hai trascorso il tuo tempo in missione? Giocando con i bambini a nascondino, facendo girotondo, insegnando l’inglese e la matematica alle ragazze e giocando a calcio con i ragazzi… Insomma, vivendo con loro giornate indimenticabili. Grazie a loro ho imparato a dare valore alle cose veramente importanti della vita. In questi posti spesso ti senti impotente però Madre Teresa di Calcutta diceva: “ciò che facciamo non è che una goccia nell’oceano. Ma se questa goccia non ci fosse, all’oceano mancherebbe.”  Io, ciò che ho fatto, per quanto poco, l’ho fatto con il cuore. Donare e ricevere anche solo un sorriso per me è sempre stato davvero importante.

Di Sonia Russo

 

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