9Sin da bambina Ester Campese ha avuto la curiosità di mettersi alla prova in varie discipline artistiche tra cui danza, piano e pittura. Poi, crescendo, ha capito che quest’ultima via fosse quella più adatta a lei per esprimersi e tirare fuori le proprie emozioni. E’ così che è nata Campey, questo il suo nome d’arte. Da una forte componente contemplativa e un urgente bisogno di comunicare, Campey ha così pian piano incanalato le energie verso la pittura, prima sporadicamente poi come un percorso interiore fino a divenire una costante, quasi una necessità.

Come hanno reagito il tuoi familiari quando hai deciso di fare la pittrice? In realtà non c’è stato un momento netto in cui ho detto: ecco, voglio fare la pittrice. Tutto è successo in modo molto naturale e spontaneo. A casa da piccola respiravo l’odore della trementina, perché mio papà si dilettava nella pittura come hobby, e a me quell’odore piaceva tantissimo. Mia mamma era stilista e da uno scampolo di stoffa già si immaginava cosa ne potesse risultare. Entrambi i mei genitori quindi sono stati dei creativi e mi hanno trasferito fantasia e un modo originale di vedere le cose, non frenandomi in questo percorso, ma nemmeno assecondandomi. Semplicemente ho trovato spontaneamente una strada attraverso cui esprimermi e, come dire, sintetizzando ciò che loro stessi mi hanno trasmesso come DNA ed esperienza vissuta.

Quali emozioni e sensazioni trasferisci nei tuoi dipinti? Nei miei quadri trasferisco, o provo a farlo, ciò che sento quando immagino ciò che vorrei realizzare, ma certamente anche l’amore del creare il dipinto e tutta la gamma di emozioni che vibrano nel mio cuore. C’è sempre molto di me nei miei quadri: è un racconto che faccio sussurrando tra me e me e che poi amo trasmettere anche agli altri.

Hai un soggetto preferito e perché? Da sempre prediligo dipingere la figura femminile.Le donne di Campey Trovo che esprima la grazie e la bellezza meglio di qualunque altra forma, per questo forse mi hanno più volte definita ‘la pittrice delle donne’. In realtà non faccio ovviamente solo quello, amo molto anche i paesaggi e gli astratti. Senza dubbio però la figura femminile per eccellenza è il mio soggetto prediletto.

Oggi si può vivere facendo solo la pittrice? Direi che il “ruolo” dell’artista è sempre stato un po’ complicato ed è, forse oggi più di altri momenti recenti, un po’ più difficile poter vivere di sola arte. L’arte non è più, come in tempi passati, vista come un bene, come un rifugio su cui investire. Io ho la fortuna di avere accanto a me un grande mecenate che è Riccardo Bramante che con dedizione e pazienza mi segue e sostiene in questa mia passione. Trovo che sia un grande peccato la difficoltà nel reperire le “sostanze” affinché un attrista possa vivere di ciò che ama fare, anche perché ci sono tantissimi e validissimi pittori che, oltre ad esprimersi, possono anche trasferire un senso di cultura che essi stessi rappresentano attraverso le proprie tradizioni. Gli artisti di natura sono più sognatori e meno pragmatici.

Oggi i lavori ‘artigianali’ vengono screditati e sottopagati. A te è capitato? In realtà io non dipingo su commissione, è rarissimo che lo faccia e se ciò accade è più per affetto o per un impegno preciso. Questo rispecchia il mio animo libero ed istintivo e quindi dipingo soggetti che amo riportare a modo mio, con molta spontaneità. Per ciò che riguarda, quindi, la vendita di ciò che realizzo è in linea con questo mio pensiero ed amo giunga nelle mani di chi sa veramente apprezzare cosa sta prendendo, viceversa  preferisco tenere io il quadro. E’ vero che chi vive di sola arte, e conosco molti artisti e artigiani che sono obbligati a farlo, non sempre viene valorizzato da un punto di vista remunerativo… e non solo quello purtroppo! Questo da un lato mi smuove un piccolo senso di stizza e dispiacere per chi magari si approfitta non riconoscendo, come ad esempio in altre discipline, il lavoro e il tempo che ognuno dei professionisti impiega per gli altri.

_T0A2651Cosa pensi che bisognerebbe fare per far rivivere l’arte? Sarebbe auspicabile, e non solo per le arti visive, reinvestire nel nostro Paese in cultura, a partire dalle scuole, ma per poi proseguire negli studi in modo da formare i nuovi futuri giovani in ogni tipo di disciplina. L’impoverimento culturale ed artistico di un popolo determina, secondo me, l’impoverimento della società stessa e la sua involuzione.

Qual è la tua corrente artistica preferita e tu in quale periodo ti rispecchi maggiormente? Non ho dubbi che sia l’impressionismo, ma amo, come in diverse altre occasioni ho avuto modo di raccontare, focalizzarmi su un singolo dettaglio, e lasciare  all’immaginazione, per questo volutamente sfumato e meno definito, il contorno delle restanti parti del quadro.

C’è un artista al quale ti ispiri? In realtà traggo un po’ qua e un po’ la. Osservo soggetti, natura, colori, artisti. Tutto mi incuriosisce e poi ne traggo una mia personale sintesi che probabilmente ne ha definito un carattere pittorico e tratto riconoscibile. Almeno mi auguro che sia così!

Tree in Bloom di Ester campeseQual è stata fino ad ora la tua soddisfazione più grande a livello lavorativo? Sono davvero state molte ed è inutile dire che i momenti in cui ci sono riconoscimenti e premiazioni sono un passaggio importante per un artista. Quindi lo scorso anno a Montecarlo con il Premio Montecarlo e quest’anno a Spoleto con il Premio Spoleto Art Festival: sono stati due momenti importantissimi, ma non per questo che mi fanno “sedere” in una auto celebrazione. Tutt’altro, mi danno la spinta per continuare su questo percorso intrapreso diversi anni or sono.

Qual è il sogno che speri di poter realizzare da qui a qualche anno? Mi piacerebbe creare una sorta di accademia non a pagamento, ma libera, dove ognuno può apportare ed attingere il proprio vissuto artistico. Si potrebbero colmare, almeno in parte, le lacune che in questo momento gli artisti in genere stanno vivendo. Chissà, magari è uno di questi sogni che presto o tardi diventerà realtà. Me lo auguro!

Di Sonia Russo

 

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